di tende, di tetti e di altri sberleffi

Manifestanti di #OccupyCal aggirano il divieto di campeggio[il post in 50 parole] Le immagini hanno un potere evocativo enorme, soprattutto quando raccontano fatti che segnano le epoche.
Dalla rivoluzione iraniana del 1979 ai movimenti di protesta #Occupy, questo post cerca di rendere conto delle pratiche messe in atto dai rivoltosi per farsi beffa dei divieti dei governi.

Rileggevo un post di Wu Ming 1 su Giap* e due set di immagini hanno iniziato a scorrermi davanti agli occhi: uno ha a che vedere con la rivoluzione iraniana del 1979, l’altra con le proteste attuali che prendono il nome di #Occupy.

Pietro Masturzo, Women shouting in protest from a rooftop in Tehran, 2009

Teheran, 24 giugno 2009: una donna manifesta sul terrazzo di casa. Foto di Pietro Masturzo

L’immagine qui sopra, scattata da Pietro Masturzo* nel 2009, durante le proteste che hanno scosso l’Iran in seguito all’elezione di Mahmoud Ahmadinejad, ha vinto il World Press Photo Contest dello stesso anno perché «mostra l’inizio di una storia straordinaria, epocale»*.

Un’immagine evocativa e potente, che richiama subito alla memoria i fatti che avvennero trent’anni prima nello stesso luogo. Era infatti il dicembre del 1978 quando i rivoluzionari iraniani, pare su indicazione di Khomeyni, salirono sui tetti per gridare i propri slogan.
Ma perché sui tetti e non per strada? Perché in questo modo gli iraniani riuscivano ad aggirare il coprifuoco, imposto dal governo per tentare di sedare le rivolte che erano sfociate nel massacro di centinaia di manifestanti durante il cosiddetto Venerdì nero*.

California, movimento occupy aggira il divieto di campeggio

Manifestanti di #OccupyCal aggirano il divieto di campeggio; credits: @abc7newsBayArea, via twitpic.

Ecco una seconda immagine: meno affascinante, meno d’impatto e meno bella. Che cosa ci racconta questa foto, probabilmente scattata da uno smartphone e poi caricata su Twitter?
Ci racconta una storia simile a quella iraniana. Il movimento #Occupy è stato infatti ferocemente ostacolato dalle autorità statunitensi. Sgomberi, spray al peperoncino, arresti… se volete farvi un’idea potete scorrere l’ottimo storify della rivista Adbuster*.
Una delle misure più frequenti adottate delle autorità californiane è stato il divieto di campeggio: proprio quello che è successo a Berkeley*. Ecco perché quelle tende volano appese a grappoli di palloncini a elio! Gli occupanti di Berkeley hanno deciso di aggirare le ordinanze invece di arrivare, nuovamente, allo scontro fisico.

Manifestanti di #OccupyCal aggirano il divieto di campeggio

#OccupyCal: Queste sono le nostre nuove tende! credits: voyou via yfrog.

L’ultima foto testimonia un ulteriore sberleffo degli occupanti di Berkeley alla propria amministrazione municipale: i libri sono “piantati” come piccole tende di fronte all’ingresso del municipio.

Iran 1978-79, Iran 2009, Berkeley 2011: i contesti sono radicalmente diversi, le esigenze di chi manifesta sono simili come simili sono, in qualche modo, anche le tattiche di resistenza messe in campo. Non so quale sbocco potrà avere il movimento #Occupy, ma una cosa è certa: nessuno potrà cancellare l‘affermazione di autonomia contenuta nei gesti raffigurati in queste tre foto. In Iran, nel 1979, la fine della paura di fronte al governo significò la fine di un regime molto potente. Vedremo gli sberleffi californiani che cosa potranno significare.

 credits per questo post:

  • sul blog della Wu Ming Foundation è possibile leggere l’articolo su Foucault e molte altre cose interessanti*.
  • la prima immagine è di Pietro Masturzo, fotografo napoletano, classe 1980*.
  • le due immagini di #Occupy Berkeley le ho rintracciate grazie al sito DailyKos*, un blog di orientamento democratico (nell’accezione americana del termine).
  • la seconda immagine è di @abc7newsBayArea*.
  • la terza immagine è di Voyou Désœuvré*.
  • le informazioni su Occupy Berkeley si possono trovare sul blog dell’occupazione*.

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