buon compleanno Heinrich

Heinrich Böll, fotografia

Heinrich Böll, via Melville House Books

Chi pratica le parole, e con passione, come confesso che è il mio caso, diventa, quanto più dura tale pratica, sempre più pensoso, perché è costretto a rendersi conto di quanto siano equivoche, nel nostro mondo, le parole. Appena si siano pronunciate o scritte, ecco si trasformano, addossando a chi le ha scritte o pronunciate una responsabilità che solo raramente egli è in grado di portare.

Chi scrive o pronuncia la parola pane non sa che cosa ha fatto: si sono combattute guerre per questa parola, essa ha provocato omicidi, porta in sé un’eredità formidabile, e chi la scrive dovrebbe sapere quale eredità porta e di che metamorfosi sia capace.

Se noi, consapevoli dell’eredità insita in ogni parola, esaminassimo i nostri vocabolari, studiassimo questo catalogo della nostra ricchezza, scopriremmo che dietro ogni parola si nasconde un mondo, e chi pratica le parole, come fa chiunque redige una notizia giornalistica o mette in carta il verso di una poesia, dovrebbe sapere che mette in moto dei mondi, che scatena forze polivalenti: quello che può consolare uno può ferire a morte un altro.

(H. Böll, La lingua, baluardo della libertà, in Rosa e dinamite, Einaudi 1979)

Heinrich Böll*, scrittore (Colonia, 21 dicembre 1917 – Langenbroich, 16 luglio 1985)

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