uomini grigi, grucce e giustizia sociale

Torino, Napoli II. Cassonetti stracolmi in Barriera di Milano[il post in 50 parole] Si possono scegliere strade diverse per descrivere lo stesso fenomeno. Questo post per esempio parla di ricchezza, povertà, giustizia sociale e lo fa offrendo due punti vista: una visione, per così dire, impressionista e un’analisi “rigorosamente” statistica. Entrambe hanno punti di forza e di debolezza.

Abito a Torino, dove finisce (o forse dove inizia) il quartiere radical-chic di San Salvario. Abito al primo piano, cioè a pochi metri dal piano stradale di una via percorsa da molte macchine e da molte persone a piedi. I palazzi sono alti cinque o sei piani, al piano terra qualche bar, un negozio di cibo per animali, una vecchia sarta e molte copisterie.
Pochi metri più in basso del mio soggiorno sono posizionati due grossi bidoni dove getto i rifiuti indifferenziati e uno piccolo, con il coperchio marrone, per l’organico.
I bidoni sono raramente inattivi: c’è gente che li riempie e gente che li svuota. Non sono solo gli spazzini a svolgere il secondo compito, infatti gli uomini grigi danno loro una mano, precedendoli e selezionando il contenuto del bidone. È il livello zero della differenziazione del rifiuto.

clothes hanger, San Tin, Hong Kong

Grucce appese al filo. Foto di David Yan via Flickr

Gli uomini grigi sono indifferentemente maschi o femmine, e grigio è il colore che assumono i loro abiti dopo una giornata passata a rovistare nei bidoni alla ricerca del recuperabile.
Gli uomini grigi si servono di due strumenti nel loro lavoro: la gruccia metallica, opportunamente sagomata, che arpiona, lacera i sacchi e solleva l’oggetto da recuperare, e il carrellino della spesa, dove questi pescatori di immondiazia ripongono la merce.
Gli uomini grigi sono aumentati negli ultimi tempi. Non saprei, non avendo mai parlato con loro, quale sia la provenienza geografica e nemmeno li ho mai sentiti parlare, a dire il vero. Dopotutto, penso, sapere da dove vengono non aggiungerebbe molto alla mia conoscenza della questione. Vedo però che gli uomini grigi si muovono soli o più spesso in coppia, probabilmente ricalcando strutture familiari.
È un’umanità dignitosa, discreta e organizzata che vive di ciò che altri considerano inservibile e superfluo.

Torino, Napoli II. Cassonetti stracolmi in Barriera di Milano

Torino, Napoli II. Foto di Giampaolo Squarcina via Flickr.

L’esistenza e il proliferare degli uomini grigi ci ricordano il dilagare della povertà estrema, ma indicano anche un altro aspetto interessante. Ci raccontano dell’evidente ingiustizia sociale di una civiltà dello spreco, ma per altri versi sono il ritratto rassicurante del nostro livello di benessere: dopotutto costoro vivono dei nostri rifiuti.

Mi sono occupato spesso per lavoro di statistiche e indicatori del reddito. È normale che si parli della ricchezza di una nazione citando il prodotto interno lordo pro capite (PIL/pro capite) senza riflettere molto a ciò che significa una media di tanti redditi. Solitamente si utilizza una media aritmetica e basta rileggersi La statistica* di Trilussa per rendersi conto di quanto ciò possa essere impreciso. Si possono usare altri indicatori, meno fuorivanti, come la mediana o la moda, ma anche in questi casi rimaniamo ben lontani dal sapere come si distribuisce il reddito nella società.

Proprio per questo, nell’ormai lontano 1912, lo statistico italiano Corrado Gini* pubblicò il suo lavoro Variabilità e mutabilità: contributo allo studio delle distribuzioni e relazioni statistiche e portò agli onori del mondo l’indice di concentrazione che misura la disuguaglianza nella distribuzione del reddito: il coefficiente di Gini.

Qui sopra ho riportato il coefficiente di Gini calcolato per alcuni dei paesi aderenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico*. Il paese più a sinistra è quello con la maggiore disuguaglianza, quello a destra è il più egualitario.

Il coefficiente di Gini, infatti è un valore che può oscillare da 0 (zero) a 1 (uno), descrivendo a zero un ipotetico paese comunista dove tutti hanno lo stesso reddito (o ricchezza), a uno la popolazione di un paese ultraliberista dove una persona (o famiglia) ha tutto e tutti gli altri hanno niente.
Ecco che ci riavviciniamo agli uomini grigi e alla rappresentazione della in/giustizia sociale, nel caso qualcuno si fosse chiesto come siamo arrivati fin qui. Per capire meglio questo concetto è utile osservare la rappresentazione grafica del coefficiente.

coefficiente di Gini

Rappresentazione grafica dell’indice di Gini

Che cosa ci racconta l’immagine qui sopra? Sull’asse delle ascisse (orizzontale) troviamo le frequenze cumulate relative delle persone divise per classi di reddito, sull’asse delle ordinate (verticale) troviamo invece la quantità cumulata relativa del reddito. La linea tratteggiata è la linea di perfetta uguaglianza, la linea continua è la curva di Lorenz*, cioè la rappresentazione grafica della reale distribuzione di frequenze e quantità. In parole molto povere, se prendiamo a riferimento la linea tratteggiata, vediamo che il 20% della popolazione possiede il 20% del reddito, il 40% della popolazione il 40% e così via.

Gini ha normalizzato la curva di Lorenz. Che cosa significa questo? Che il coefficiente si calcola come rapporto tra l’area A e la somma delle aree A e B del grafico. Ecco perché il suo valore può oscillare tra zero e uno.
E ora una serie di motivi grazie ai quali il coefficiente di Gini è diventato così diffuso: ci possiamo sbarazzare delle medie aritmetiche (che non dicono nulla sulla reale distribuzione del reddito); permette di confrontare la disuguaglianza tra aree geografiche e nel corso del tempo; segnala immediatamente come un aumento o una diminuzione del PIL si ripercuotano sulla distribuzione del reddito.

Variazione del coefficiente di Gini nei paesi industrializzati tra il 1985 e il 2008

Variazione del coefficiente di Gini nei paesi industrializzati tra il 1985 e il 2008, via Internazionale, n. 927

Chiudo questo lungo post proponendo un istruttivo grafico, che mostra come in quasi tutti i paesi, nell’arco dei 25 anni appena trascorsi, la diseguaglianza della distribuzione del reddito è aumentata. Un dato che permette di capire l’aumentare degli uomini grigi che frugano nei cassonetti e la sensazione di impoverimento che ci accompagna da almeno un decennio. Un dato, peraltro, che mette in luce l’iniquità delle misure di austerità intraprese da quasi tutti i governi e che tolgono a chi s’è impoverito per dare a chi s’è arricchito.

 

credits e note per questo post:

  • la foto della gruccia si intitola clothes hanger, San Tin, Hong Kong ed è di David Yan*
  • la foto dei cassonetti si intitola Torino, Napoli II ed è di Giampaolo Squarcina*
  • volendo capire qualcosa sulla statistica, anche se si è quasi completamente digiuni sull’argomento, consiglio Darrell Huff, Mentire con le statistiche. Esiste un blog* con alcuni estratti dell’edizione italiana del libro.
  • per saperne di più su Corrado Gini si può partire dalla voce dedicatagli dal Dizionario biografico degli italiani*. Interessante è il suo ruolo di scienziato militante (fiancheggiatore del fascismo e per questo parte della cosiddetta élite tecnica del regime) messo in luce dal libro di Francesco Cassata, Il fascismo razionale: Corrado Gini fra scienza e politica*
  • il grafico del coefficiente di Gini è prodotto utilizzando un fantastico servizio di Google. Si chiama Google Public Data Explorer* e mette a disposizione i database delle più autorevoli organizzazioni internazionali permettendo di consultarne le informazioni e di creare grafici

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