tablet ed ebook, studente perfetto (?)

Lavagna interattiva multimediale (LIM) in una scuola[il post in 50 parole] Una scuola avveniristica, con un tablet per ogni studente e tutto il contorno digitale è la visione che Francesco Profumo, da poco ministro dell’istruzione, ha offerto ai frequentatori del sito di Repubblica poche settimane fa.
Ho cercato di capirci qualcosa e di raccogliere un po’ di informazioni. Ne è risultato un post lunghetto.

Un tablet per ogni banco

A dirla tutta questa dell’imminente informatizzazione della scuola è una notizia ricorrente e ricorda molto la retorica del “pc per ogni scuola”, “un pc per ogni classe” o del “minipc per ogni studente”. Francesco Profumo, ospite di un videoforum su Repubblica.it, ha così offerto all’autorevole quotidiano il materiale per confezionare un articolo di cui riporto alcuni passaggi.

Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, tra i banchi in formica della scuola di oggi, immagina le classi 2.0 di domani. E propone un tablet al posto dei libri di testo, un’unica tavoletta elettronica per contenere in un centimetro di spessore le migliaia di pagine dei volumi che accompagnano gli studenti nell’arco della carriera. […]
Una scuola touch. […] Certo in un’istituzione piagata dalla cronica mancanza di risorse, il prezzo per l’acquisto di un tablet per ogni studente potrebbe essere un ostacolo serio. Ma in India, il tablet da 30 dollari è una realtà, e nasce specificamente come strumento didattico. […]
La scuola diventa una app. Con l’introduzione della tecnologia come strumento didattico, non si può prescindere da un cambiamento dell’istituzione. […]
Studiare è social. […] Dopo le lavagne elettroniche, non è lontano il giorno in cui ogni studente potrà avere un banco-tablet, come quello che oggi vediamo nei telegiornali, sincronizzato con il proprio dispositivo mobile e con il computer a casa. Lo spazio della scuola si estenderebbe per superare i confini dell’edificio, ed entrare nella vita dello studente con dinamiche di intervento e condivisione che arrivano dal mondo del web sociale.

Al di là del tono ammiccante verso le nuove tecnologie che piacciono ai giovani (i titoletti, in grassetto anche nell’originale, ne sono la massima esemplificazione: una scuola touch? che si fa app? dove studiare è social?) e qualche veniale imprecisione circa il tablet indiano (che nella realtà costa 60 dollari e non 30; 35 è il prezzo calmierato grazie al contributo del governo indiano) e che comunque non mi pare al momento uno strumento utilizzabile per l’apprendimento (pur avendo tra i propri punti forza, a parte il prezzo veramente basso, l’adozione di un software aperto come Android e non qualche folle gabbia Apple o Microsoft), l’articolo ci pone di fronte alle questioni chiave dell’ingresso dei contenuti digitali nelle scuole.

Pompei, affresco che raffigura Terenzio Neo e sua moglie

Già nel I secolo d.C. erano in uso i tablet. Nell'immagine, che raffigura Terenzio Neo e sua moglie, possiamo infatti notare che la donna ostenta una tavoletta ricoperta di cera e una stilo per scrivere sullo schermo materico del sofisticato strumento. Pompei, scavi archeologici, casa di Terenzio Neo. Foto di Golden Puppy via Flickr.

 

Chi non ha denari non vada a scuola

La visione avveniristica del ministro e, ça va san dire, di tanti altri tecnolatri nostrani, si scontra innanzitutto con la cronica mancanza di pecunia, malattia di cui soffre la scuola italiana non da oggi e patologia oltremodo aggravata dai tagli alla spesa degli ultimi anni.

Vediamola dal centro, dagli investimenti che sarebbero richiesti al ministero almeno per iniziare questo percorso modernizzatore: dotare le scuole di connessioni a banda larga (e mantenerle attive), magari cablarle o installare reti wi-fi abbastanza potenti da reggere centinaia o migliaia di connessioni simultanee, dotare moltitudini di studenti di tablet o perlomeno agevolarne l’acquisto o prevedere una qualche forma di comodato d’uso; prevedere corsi di aggiornamento per i docenti; dotarsi di un servizio tecnico per la gestione di tutto questo.
Il ministero dell’istruzione ha una disponibilità economica per finanziare tutto ciò? O meglio, c’è una reale volontà di investire denaro nell’educazione e non, ad esempio, nell’acquisto di 131 caccia F-35 dagli USA?

Il grafico seguente mostra la costante discesa della spesa per l’educazione in percentuale sul PIL. L’inclinazione della retta (i dati arrivano solo fino al 2007) non lascia molto spazio ai dubbi circa la tendenza. Qualora si volesse un’idea più precisa e attuale delle scelte economiche della Repubblica circa la formazione delle future generazioni, rinvio all’articolo di Manuela Ghizzoni che narra del taglio di un ulteriore miliardo di euro per il 2012 e della inarrestabile corsa al ribasso del rapporto spese per l’educazione/PIL che scivolerà al 3,7% nel 2015.

Esisitono poi fattori che hanno a che fare con la disponibilità economica delle famiglie e con la loro posizione geografica. È infatti piuttosto evidente che utilizzare il tablet (o comunque un computer, e in questo senso il problema è già agente e presente) senza avere a disposizione un accesso alla rete, rischi di creare pericolose fratture in partenza: il ragazzino con la connessione broadband potrà vedere e scaricare video e animazioni, ricercare nel web ed essere distratto da tutte le tipiche distrazioni digitali (mail, facebook, chat), mentre lo sfortunato compagno privo di connessione (o con una connessione sfigata) potrà fare molto di meno.

Non bisogna pensare che il discorso del digital divide lasci il tempo che trova. Diamo ancora uno sguardo alle statistiche e questa volta osserviamo la penetrazione della banda larga in diversi Paesi europei, raffigurata come numero di connessioni veloci (almeno 144 kbit/s) ogni 100 abitanti. Se è vero che la linea del diagramma sale in maniera abbastanza decisa, è vero anche che l’Italia è ben al di sotto della media europea.

Inoltre la possibilità di accesso alla rete dipende anche dalle coordinate geografiche. Leggendo il rapporto dell’Istat Cittadini e nuove tecnologie (2011) infatti si evince che:

Le famiglie del Centro-nord che dispongono di un accesso a Internet [un accesso qualsiasi, non solo a banda larga N.d.R.] sono oltre il 56%, mentre circa il 49% dispone di una connessione a banda larga, a fronte di valori pari, rispettivamente, al 48,6% e al 37,5% nel Sud.

E naturalmente non poteva mancare una differenza di accesso alla rete in base alle differenze sociali (che fa il paio con la minore possibilità di acquistare un tablet o un qualsivoglia computer):

Se si confronta la disponibilità di personal computer, di un accesso a Internet e di una connessione a banda larga, il divario tra i nuclei in cui il capofamiglia è un operaio e quelli in cui è un dirigente, un imprenditore o un libero professionista è di circa 24 punti percentuali a favore di questi ultimi.

Termino la prima parte di questo post, in cui ho affrontato gli aspetti per così dire tecnico-economici della questione, con la sintetica chiusa di un post pubblicato sul blog Brotture, che racchiude in poche parole il succo di tutto questo mio discorso nell’ipotesi che la visione di Profumo veda prima o dopo la luce:

Avremo dunque scuole coi cessi senza tavolette, ma piene di tablet.

E-book a scuola: di che cosa stiamo parlando?

Un tablet al posto dei libri di testo, dice forse troppo semplicisticamente l’articolo di Repubblica.it citato nella prima parte del post. Senza dubbio è una riduzione giornalistica, ma anche nel parlare comune a volte si incontra l’idea che il tablet inglobi e sostituisca i contenuti, invece di essere più banalmente un medium, cioè un supporto per gli stessi.

Spesso non ci facciamo caso, ma anche il libro di carta è una tecnologia, che si è perfezionata nel corso di millenni e che ha preso la forma attuale più o meno ai tempi di Gutenberg. Un libro di carta è il supporto di informazioni scritte o visuali (tipicamente testi, foto e altri tipi di immagini). I contenuti ospitati da un tablet sono dello stesso tipo, tutt’al più si può immaginare uno spazio più agevole e malleabile per filmati, file audio ed esercitazioni interattive, direttamente composti dentro il testo e non più meri rimandi dal testo cartaceo a contenuti online.

In quest’ottica il tablet rappresenta solo un’espansione dell’offerta di contenuti, oppure è l’inizio di una trasformazione radicale, una vera e propria rivoluzione come i tecnolatri lasciano intendere? Ho cercato di capire che cosa si sta già muovendo nel mercato scolastico italiano e limitandomi agli attori più grossi, perché saranno probabilmente loro a dettare standard e tendenze.

Gli editori di libri scolastici hanno dovuto fare fronte agli obblighi previsti dalla legge n.133/2008, voluta dalla ex ministra Gelmini (soprannominata Beata Ignoranza dai suoi numerosi detrattori) che prevede, tra le altre cose, l’obbligo di fornire in forma mista (cartacea e digitale) e scaricabili da internet i testi in adozione nelle scuole.

Il fatto che il passaggio al digitale sia stato previsto per legge, quindi le norme hanno in qualche modo sopravanzato il naturale sviluppo del mercato, ha obbligato tutti gli attori in gioco a inventarsi velocemente qualcosa e questo non è un particolare di poco conto. Infatti la legge, partendo da una tabula pressoché rasa, indica alcune regole alle quasi attenersi per fabbricare un libro in adozione (per esempio: consentire all’insegnante di realizzare un’attività educativa diversificata nelle
modalità di intervento e nell’organizzazione adottata, o ancora integrare e arricchire la dotazione libraria con altre pubblicazioni, oltre che con strumenti informatici e multimediali, di uso individuale o
collettivo, nel rispetto della vigente normativa sul diritto d’autore. Cito sempre dalla legge n.133/2008).

Quindi i libri devono essere modulari, integrabili, aggiornabili, ipertestuali e multimediali. Una bella fatica, soprattutto cercando di contenere i costi e comunque di offrire una buona qualità dei contenuti nel rispetto dei diritti d’autore.

Dai libri proiettabili ai libri misti e oltre

I colossi del settore scolastico hanno provato mettere in campo diverse soluzioni all’esigenza di trasformare un prodotto analogico in un altro anche solo parzialmente digitale. In generale la partenza (avvenuta solo nel 2009, direi), non è stata entusiasmante e nella maggior parte dei casi gli editori si sono limitati ad archiviare su internet polverosi (e spesso giganteschi) file pdf che nel bene e nel male replicavano i contenuti cartacei.

Zanichelli e Pearson, i player più importanti del gioco, e così anche gli altri “grandi e medi editori” hanno aperto le danze nel biennio successivo (2010-2011). In principio, approfittando anche della diffusione delle lavagne interattive multimediali, gli sforzi si sono concentrati sulla produzioni di libri sfogliabili e proiettabili, corredati da una più o meno generosa dotazione di materiali multimediali e interattivi. Quindi parliamo di supporti alla didattica frontale più che di veri e propri libri misti e in generale di prodotti molto utili nelle scuole medie inferiori e solo marginalmente (o solo per alcune discipline) negli ordini superiori.

Lavagna interattiva multimediale (LIM) in una scuola

Le LIM (lavagne interattive multimediali) si stanno diffondendo abbastanza rapidamente nelle scuole italiane. Questi strumenti permettono ai docenti di utilizzare materiali multimediali durante le lezioni. Foto di Old Shoe Woman via Flickr.

Un libro misto è invece un libro che presenta una sua versione essenziale sulla carta e molte o poche espansioni digitali, online o su supporto ottico. Allo stato attuale delle cose, un libro misto ben fatto è un buon traguardo e richiede un lavoro di progettazione e di cura notevole (anche solo per non rischiare di lasciare a bocca asciutta gli studenti che, ahiloro, dovessero non avere una connessione internet a casa, o magari nemmeno un computer. Sono casi numerosi e reali, fidatevi, altro che più tablet per tutti).

Accanto ai libri misti sono nate (e stanno nascendo proprio in questi mesi) iniziative collaterali, come blog tematici o piattaforme di e-learning (per saperne di più consiglio la lettura dell’articolo di Cristina Taglietti, Primo giorno di e-scuola). Si può dare uno sguardo al lavoro di Zanichelli, con la sua Aula di Scienze, rivolta a studenti e docenti, seguita a ruota da Pearson con il marchio Linx (più rivolta ai docenti dei licei e concentrata anch’essa sulle scienze).
Sono tentativi più o meno riusciti di continuare ad animare riflessione sui contenuti e di ritagliarsi uno spazio nei social network (ad esempio qui trovate i profili Twitter di Zanichelli e Linx).

Esistono poi tentativi più visionari di interpretare i cambiamenti: Bibienne Editrice propone quelli che chiama i libri liquidi, testi che spingono al massimo le potenzialità ipertestuali di un libro digitale (e quindi i collegamenti intra ed extradisciplinari) e mirano a creare comunità di insegnanti e studenti al lavoro intorno ai propri testi (notevole, tra le altre cose, la possibilità, da parte del docente, di comporre il libro di testo a proprio piacimento e di poter personalizzare classe per classe questa composizione). I libri per Bibienne dovrebbero essere:

Libri adattabili. I manuali, suddivisi in fascicoli, sono componibili secondo le disposizioni dell’insegnante e secondo i programmi in vigore. […]
Libri leggeri. L’insegnante può adottare solo i fascicoli che ritiene di utilizzare per l’anno scolastico. […]
Libri semplici. Semplicità e chiarezza, nei contenuti e nell’impianto grafico […]. I contenuti e gli apparati didattici sono aggiornatissimi e strutturati in modo da poter usufruire al meglio di tutte le integrazioni disponibili sul web.
Libri autonomi. […] Fascicoli e collane, offrono la possibilità di creare percorsi didattici online, suggerendo al docenti la possibilità di un lavoro trasversale e multidisciplinare .
Libri in rete. Ogni testo o collana ha uno spazio in rete dove […] è possibile trovare (e scaricare freeware) approfondimenti, test e giochi didattici, immagini, link di specifico interesse.
Libri con i link. In ogni unità didattica, insieme agli obiettivi, sono segnalati gli indirizzi internet relativi sia al sito del testo sia ad altri siti specificatamente correlati.
Libri economici. I nostri libri online costano mediamente il 50% in meno di un testo corrispondente di altra casa editrice acquistato in libreria. […] Ancora più economico è l’acquisto da parte della scuola della licenza d’uso, che consente la distribuzione dei contenuti agli allievi ad un costo irrisorio o addirittura nullo.

Interessante, vero? Il progetto di Bibienne è encomiabile, anche se ho il timore che questa giovane e liquida casa editrice possa fare facilmente la fine di un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro.

Ciò che non si stampa è gratis, o quasi?

Quando poi si parla di libri scolastici digitali per la scuola presso il grande pubblico è automatico il pensiero: Allora è gratis! Si pensa e si dice spesso che il libro digitale, visto che non deve essere stampato, dovrebbe costare poco o addirittura essere gratuito. E infatti il tormentone settembrino sul caro-libri negli ultimi anni s’è arricchito della soluzione panacea dell’ebook nelle scuole. Non ha mancato, già diversi anni fa, di far sentire la propria voce tonante anche Beppe Grillo. Già nel 2005 aveva pubblicato un post, L’insostenibile costo dei libri di testo, sul suo frequentatissimo blog, e più recentemente è tornato a parlarne. Ecco l’estratto di un suo comizio, pardon, spettacolo.

Avevo già avuto modo di trattare l’argomento del caro-libri nel post A scuola di demagogia? pubblicato sul mio vecchio blog, al quale rimando senza dubbio.

Perché mai, ci si può chiedere, gli autori, i redattori, i grafici, i fotografi, gli illustratori, i curatori e i ricercatori di contenuti multimediali, gli informatici che progettano le piattaforme e via elencando dovrebbero lavorare gratuitamente?
Ecco, forse vedere la questione anche da questo punto di vista (e non solo dal punto di vista dell’editore avido e speculatore) potrebbe far sentire una maggiore vicinanza a chi tutti i giorni si guadagna da vivere grazie al proprio lavoro. Se l’immaterialità del prodotto digitale rende plausibile pensarne la gratuità, allora, altrettanto legittimamente, si potrebbe domandare a Beppe Grillo perché faccia pagare il biglietto d’ingresso ai propri spettacoli dal vivo.

3 thoughts on “tablet ed ebook, studente perfetto (?)

  1. Ciao Alessandro
    grazie per la citazione e per l’encomio 🙂
    commento per dire a te (ma anche a chi ci legge) che la visione BBN sul testo liquido che traspare dal brano che hai citato è in buona parte stata superata. Ricordi DidaSfera, l’ambiente digitale didattico che abbiamo presentato a SMAU a Milano? È online da pochi giorni. Si possono liberamente consultare i contenuti rilasciati Creative Commons, ma purtroppo non si posso sperimentare gli strumenti di lavoro e social perché richiedono l’iscrizione (devono riconoscere la persona nel database per memorizzare, ad esempio, i percorsi). Stiamo lavorando a pieno ritmo e i contenuti aumentano di giorno in giorno.
    Poi tu affronti anche la questione economica. Noi anche su quella abbiamo le nostre visioni, siamo convinti infatti che la strada della flat culture sia sostenibile, e abbiamo creato – come spiegai a Milano – un sistema per gestire i diritti d’autore in modo collettivo. Funzionerà? Non lo so, ma noi ci crediamo 🙂 Intanto questo ci consente di offrire l’accesso alla piattaforma con tutti i testi in essa contenuti a una cifra con la quale non si compra normalmente neppure mezzo libro di scuola. Vediamo che succede. Per quanto riguarda la questione del vaso di terracotta… hai sicuramente ragione, siamo di terracotta, ma per fortuna, per ora, i vasi di ferro stanno viaggiando su altre carrozze 🙂
    Per quanto riguarda l’utilizzo dei tablet a scuola ho le mie preoccupazioni e ho giusto scritto un articolo qui: http://www.ebookreaderitalia.com/tablet-in-classe-sicuri-di-sostituire-cosi-il-computer/
    Grazie per seguire il nostro lavoro e… magari fatti sentire 🙂

    1. Cara Noa, grazie per il tuo commento e per le dovute precisazioni circa il progetto Didasfera che giustamente si muove verso una copertura più totale rispetto al solo libro di testo, benché “liquefatto”. Visto che non l’hai fatto tu, segnalo io il link diretto per chi fosse interessato a dare un’occhiata: http://www.didasfera.it/

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *