L’editoria digitale? Deve produrre manufatti digitali

logo della casa editrice digitale Quintadicopertina

[Questo post è stato pubblicato originariamente su equiLibri digitali]

Due parole con Fabrizio Venerandi (qui il suo blog), scrittore e co-editore di Quintadicopertina, casa editrice digitale. Quale direzione sta prendendo l’editoria digitale italiana, tra ingresso di nuovi soggetti, moltiplicarsi dei formati degli ebook, sperimentazioni spericolate e il rischio, davvero presente, che si producano più contenuti, ma molto meno interessanti di quelli cui eravamo abituati?

Quintadicopertina è nata nel 2010 come editore digitale puro. Ti ho incontrato nel 2011 al Salone del Libro di Torino dove ho comprato due “ebook alla spina”: Cuore à la coque e 70 chilometri dall’Italia. Siete stati quasi “pionieri” dell’editoria digitale, mentre ora avete un catalogo più corposo e soprattutto non siete più soli, con tutti i grandi (e piccoli) editori in ballo. Contento della compagnia?

Sì. In parte perché non considero un nuovo editore che lavora in digitale come un antagonista che mi toglie i lettori, ma al contrario come un “collega” che lavora anche lui per aumentare il famoso 2% (o quanto è) del mercato dell’editoria digitale.

In parte perché la nostra linea editoriale resta caratterizzata dalla scoperta e dalla sperimentazione di forme editoriali digitali originali che non hanno avuto fino ad oggi sovrapposizioni di altri editori. C’è stato qualche editore (anche grande) che ha preso forse ispirazione da alcune nostre collane, ma credo sia difficile articolare una offerta coerente e spericolata come quella che sconsideratamente portiamo avanti dal 2010.

L’offerta di titoli digitali è cresciuta esponenzialmente in questi anni. Purtroppo spesso abbiamo a che fare con opere digitalizzate – con poca cura – a partire da originali destinati alla stampa.
Qual è il punto di vista di un editore nativo digitale di fronte a ciò?

Fabrizio Venerandi, Chi ha ucciso David Crane? Copertina dell'ebookCome lettore sono infuriato. Come editore nativo digitale sono rassicurato. In casa editrice pubblichiamo oggi ePub2, pdf e kf8 con navigazioni ipertestuali, indici analitici interattivi, glossari con link di accesso, e nei nostri laboratori sperimentiamo ePub3 con javascript, formati ibridi e soluzioni che vedranno la luce da qui al prossimo anno. Se non chiudiamo, ovviamente.

Nello stesso tempo i grossi editori scannerizzano grossolanamente i loro testi, fanno della marcatura piatta da cui non potranno mai ottenere dati per materiali paratestuali e quando devono convertire qualcosa di sofisticato come un indice analitico, lo rimuovono dal testo digitale perché non lo sanno fare o perché gli costerebbe troppo progettarlo.

Quindi, a differenza di altri, come realizza i propri ebook Quintadicopertina? Qual è il vostro flusso di lavoro e quali “risorse umane” sono all’opera nella creazione dei libri?

A livello tecnico lavoriamo in xhtml per la prima impaginazione semantica, css per gli aspetti grafici, Xquery per le interrogazioni sui dati taggati, python per automatizzare la creazione di link interni. Il flusso di lavoro è solo uno ed è basato appunto su xhtml: da quello otteniamo poi tutti i formati che ci servono, da ePub a PDF a mobi o kf8.

A livello redazionale si lavora molto vicino all’autore, cerchiamo di avere una buona intesa in fase di progettazione digitale del testo e poi sull’editing vero e proprio (che in digitale è spesso un debugging). E poi la promozione del testo, che è un capitolo a sé. In pratica riusciamo a fare quello che facciamo perché usiamo moltissimi schiavi, ma dobbiamo programmarli uno per uno.

Sul tuo blog e sul sito di Quintadicopertina sei tornato più volte sulla questione dei formati di cui abbiamo appena parlato: xml, xhtml, ePub, iBooks… più che un percorso in direzione di uno standard condiviso sembra di andare incontro alla giungla.
Quali problemi comporta questa mutevolezza, soprattutto dal punto di vista del lettore abituato alla confortante stabilità del formato libro?

fumetto con le battute: "per fare un ebook basta premere un pulsante!" "Autodistruzione?"È un limite del digitale: non solo abbiamo una pletora di formati, ma sono quelli sbagliati. Da ePub3 a kf8, abbiamo a che fare con formati che non sono nati per fare ebook e si vede. Per il lettore questo significa avere una progettazione digitale molto meno sofisticata di quello che si potrebbe; e difficoltà a fare invecchiare un testo nel tempo, a meno che non sia un “testo a scorrere” facilmente convertibile. Ovvero, a meno che non sia il contenuto “statico” di un libro di carta.

Quintadicopertina sta già sperimentando forme particolari di finanziamento dell’opera dell’autore, penso all’abbonamento allo scrittore.
Come funziona? E, soprattutto, funziona?

Da chi si abbona abbiamo un ottimo feedback, spesso entusiasta. Abbiamo letto in rete commenti di abbonati che mostrano di godersi tutte le fasi e i materiali degli abbonamenti. Di contro è un prodotto che viene recepito come “particolare”, e questo significa che i lettori sono spaventati dall’idea di un abbonamento a scatola chiusa. Siamo a metà dell’abbonamento del 2012-2013 (sono usciti due testi su quattro) e abbiamo avuto risultati interessanti e in crescita rispetto all’anno passato, ma ancora il progetto non è del tutto autosufficiente. Per fortuna avete ancora tempo per abbonarvi e fare finire questo anno in gloria!

All’eBookFest di Sanremo (2012) hai animato la vivace tavola rotonda Dalla letteratura alla letteratura elettronica. Idea di partenza, correggimi se sbaglio, è che il mezzo elettronico possa essere veicolo di sperimentazioni e creare un’altra forma di letteratura. Ci sono già numerosi esempi di scrittura collettiva, penso in primo luogo a THe iNCIPIT e 20lin.es, mentre per altri versi si tenta di recuperare la forma del libro game, penso al vostro Il segreto dell’ultimo.
Pensi che dopo tanto affannarsi dietro alla digitalizzazione dei cataloghi, il futuro possa prevedere una pacifica convivenza tra libro di carta (mezzo ideale per romanzi, saggi…) e “libri” digitali che invece possono ospitare questa nuova letteratura?

copertina dell'ebook: 70 chilometri dall'ItaliaIo penso proprio di sì. Non tanto per i romanzi, ma per tutti quei testi che hanno bisogno della carta e della rappresentazione del testo sulla carta per funzionare. Ci sono cose fatte sulla carta che non hanno senso in digitale. E quello a cui stiamo lavorando noi di Quintadicopertina è proprio questo: fare cose digitali, che funzionano bene in digitale e che non funzionerebbero nello stesso modo sulla carta. Dirò una cosa in più: la cosa bella del digitale è che si può programmare una storia perché diventi una cosa che funziona bene in ebook, e nello stesso tempo perché diventi anche un’altra cosa, un po’ diversa, che funziona bene sulla carta.

Come vedi il ruolo dell’autore nel panorama che si sta aprendo? Più o meno possibilità di pubblicazione? Più o meno possibilità di sbarcare il lunario facendo lo scrittore (significativo per quest’ultimo aspetto è il commentatissimo post dei Wu Ming collegato all’uscita digitale di Giap. L’archivio e la strada)?

Di sicuro ci sono più possibilità di pubblicazione (penso al self-publishing) e più possibilità di non essere letto (penso sempre al self-publishing). Tutti possono pubblicare in digitale bypassando qualcun altro: editori, distributori, promotori, critici ma alla fine c’è il rischio che si bypassi anche il lettore.

Dipende da come consideri il testo: se un ebook è solo il manoscritto di uno scrittore, per quanto bravo sia, il rischio è di un livellamento verso il basso dei contenuti, perché un libro non è mai stato solo il manoscritto di uno scrittore messo su carta. Un contenuto, una storia, un saggio, sono cose che richiamano altre cose, altre competenze: grafiche, redazionali, progettuali, di programmazione, informative. Un testo, digitale e non, nasce da un incontro di queste competenze. Se questo incontro si perde, e il rischio è che in digitale si vada a perdere, avremo più contenuti in rete, ma molto meno interessanti di quelli dell’editoria tradizionale.

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