Scuola: libri cartacei addio. Davvero?

illustrazione russia rogo di libri

[Questo post è stato pubblicato originariamente su equiLibri digitali]

Già dal 2013/14 alcune classi dovranno adottare obbligatoriamente libri digitali o misti.

Una sintetica analisi della questione con domande, osservazioni e un tentativo (o la promessa) di fuoriuscire dalla dicotomia apocalittico-integrato.

Il libro digitale a scuola: cronache di una rivoluzione

Così, a due passi dalla fine della carriera da ministro, Profumo ha firmato il decreto in materia di adozioni dei testi scolastici: A partire dall’anno scolastico 2014/2015 solo libri digitali o misti. Un tablet per ogni studente e zaini più leggeri. 

La notizia è stata rilanciata da più o meno tutti i media online, mainstream e no. Libri cartacei addio (incipit del Corriere delle comunicazioni), Libri cartacei addio (è l’incipit della Stampa.it).
L’incipit è comune perché è esattamente il lancio del comunicato stampa del ministero.

Libri cartacei addio

Il decreto dà veramente l’addio ai libri cartacei?
No, infatti si dice che:

Ancora un anno di tempo e nella scuola italiana entreranno solo libri digitali o nel formato misto.

 

statua di Copernico a MontrealFormato misto, cioè più o meno quello che gli editori scolastici producono già da qualche anno (dal 2008 per la precisione), cioè un testo di base cartaceo con diverse aggiunte digitali. L’unica differenza effettiva è il taglio dei tetti di spesa (-30%, aspetto di cui parlerò oltre).

Forse la rivoluzione vagheggiata dalla stampa è una rivoluzione astronomica: parte da un punto per ritornare al punto di partenza.

Interessanti riflessioni a proposito della politica delle adozioni le ha scritte Maria Grazia Fiore, che si concentra in particolare su un tema solitamente eluso: l’accessibilità dei contenuti per gli studenti con disturbi dell’apprendimento o altre difficoltà (qui il post).

L’Associazione Italiana Editori non ci sta

I soliti lobbisti? Sì e no. Basta leggere il comunicato stampa dell’AIE per accorgersene. Se alcuni punti sono un po’ incomprensibili (per esempio mi sembra inutile contestare i tempi dettati dal decreto, visto che questo è solo un decreto attuativo di misure già decise altrove), altri sono più interessanti. Vediamoli.

Libri digitali = infrastrutture digitali

Le magnifiche sorti e progressive della scuola 2.0 immaginate dal dimissionario ministro Profumo infatti devono fare i conti con qualche ostacolo.

Gli editori hanno fatto rilevare l’insufficienza infrastrutturale delle scuole (banda larga, WiFi, dotazioni tecnologiche, …), rappresentata, con dati e confronti molto eloquenti, poche settimane fa dall’indagine dell’OCSE, voluta dallo stesso Ministero

 

illustrazione russia rogo di libriGià, per far girare i libri digitali servono dispositivi digitali e soprattutto serve connettività. A voler essere polemici aggiungerei che servirebbero anche edilizia scolastica sicura e accogliente, ma questa è un’altra storia. Nel comunicato stampa del MIUR c’è in realtà un ambiguo passaggio che fa riferimento alla questione:

I risparmi ottenuti [grazie al taglio del 30% del tetto di spesa] potranno essere utilizzati dalle scuole per dotare gli studenti dei supporti tecnologici necessari (tablet, PC/portatili) ad utilizzare al meglio i contenuti digitali per la didattica e l’apprendimento.

 

Se non sbaglio si sostiene che i risparmi (delle famiglie) potranno essere utilizzati (dalle scuole) per dotarsi di tecnologie, cioè, come sostiene l’Associazione Italiana Editori:

[con] pesanti ripercussioni sui bilanci delle famiglie, sulle quali si vogliono far ricadere i costi di acquisto delle attrezzature tecnologiche (pc, portatili, tablet, …), quelli della loro manutenzione e quelli di connessione, che nelle altre esperienze europee e degli altri paesi a ovest e a est dell’Europa sono solitamente affrontate con consistenti finanziamenti pubblici.

 

Davvero il digitale migliora l’apprendimento?

Un secondo punto interessante nella replica dell’AIE è questo:

Le intenzioni del Ministero sembrano frutto della sola determinazione di voler favorire l’acquisto di tablet e pc e non poggiavano su alcuna seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale (cosa di non poco conto se si parla di scuole e di educazione e formazione dei nostri figli)

 

smart school in Corea del Sud. Gli studenti provano tablet Samsung con Windows 8In effetti, dopo una prima sbornia di tecnoentusiasmo o, all’opposto, di rifiuto apocalittico, anche in Italia si sta facendo strada un approccio più scientifico alla questione dell’efficacia delle tecnologie (nuove e vecchie) applicate alla formazione.

È la cosiddetta Evidence based education, approccio che ho conosciuto all’eBookFest di Sanremo (2012) grazie all’intervento del professor Antonio Calvani e ho poi approfondito un po’ leggendo l’esaustivo volumetto di Maria Ranieri, Le insidie dell’ovvio. Tecnologie educative e critica della retorica tecnocentrica (scheda del libro sul sito dell’editore).

Vi ricordate la fobia per i ripetitori dei telefonini?

Pare che invece nessuno si preoccupi dei possibili effetti negativi delle radiazioni elettromagnetiche (onde radio dei ripetitori wi-fi o dei moduli 3G dei dispositivi) alle quali sarebbero pervasivamente sottoposti gli studenti se, e solo se, il sogno di Profumo si realizzasse. Dice l’AIE:

Non risulta siano state valutate le possibili ricadute sulla salute di bambini e adolescenti esposti ad un uso massiccio di devices tecnologici.

 

Già. Non risulta, ma chi se ne importa.

Oltre la dicotomia apocalittico-integrato

Chi ci segue su equiLibri digitali sa che cerchiamo di andare oltre la dicotomia echiana del titolo. Ci piacerebbe che sull’argomento si aprisse maggiormente un dibattito pubblico, anche oltre gli addetti ai lavori. La scuola e la formazione sono questioni essenziali per una comunità e sarebbe bene se anche la discussione fosse comunitaria.

Noi proveremo a dire la nostra, basandoci il più possibile sui fatti e sulle esperienze. Stay tuned!

Per saperne di più

Per approfondire l’argomento puoi leggere anche La lunga marcia della scuola digitale, che analizza lo stato della rivoluzione digitale nelle scuole italiane.
Se invece ti interessa sapere qualcosa circa il tasso di ideologia presente nella discussione pubblica, leggi il post Scuola digitale: il fascino discreto dell’ideologia.
Se invece ti interessano i temi legati all’apprendimento digitale e alla ricerca puoi leggere il post Scuola digitale, sfida per un apprendimento migliore?

2 thoughts on “Scuola: libri cartacei addio. Davvero?

  1. Grazie Alessandro per aver portato un po’ di lucida chiarezza nella miscellanea di informazioni che pervengono sul tema.
    Come giustamente domandi nel tuo post: Davvero il digitale migliora l’apprendimento? Non è una domanda meno importante di tutte le altre giuste implicazioni analizzate sulla questione. La scuola è il caposaldo della formazione dei nostri figli e dei cittadini che saranno, per cui rimango quasi allibita, cercando in rete evidenze scientifiche (neurobiologiche) sull’apprendimento digitale. Il nulla o quasi!
    L'”evidence based education” dovrebbe essere il primissimo passo scientifico, di cui ogni attore di questa diatriba dovrebbe preoccuparsi; ergo il Ministero dell’istruzione, l’Editoria scolastica e ogni comune cittadino con prole o senza. Invece, come molte annose questioni, anche questa viene affrontata sull’onda di facili entusiasmi o apocalittici rifiuti, ignorando stoltamente l’esistenza del caro Metodo Scientifico. Ho fatto una pseudo-ricerca in rete sull’argomento e, a quanto pare, le uniche analisi sul tema sono ad appannaggio degli studenti con disturbi dell’apprendimento (DSA). Causa onorevolissima, si intende, ma oramai la questione deve essere portata sul piano delle nuove modalità di apprendimento di tutti gli studenti. Cambieranno notevolmente i meccanismi neuronali implicati nella “modalità di studio digitale”, nessuno o quasi indaga su come ciò avverrà?
    Per capirci qualcosa di più, ho provato a partire dalle basi scientifiche dell’apprendimento e ho trovato in rete un’interessante analisi scritta dal professor Michele Daloiso, che si intitola: “I fondamenti neuropsicologici dell’educazione linguistica”. Il tema riguarda nello specifico l’apprendimento di una lingua, ma alcuni principi sono generalizzabili ai meccanismi coinvolti in ogni tipologia di studio.
    Riporto un breve estratto sulle caratteristiche generali dei processi attentivi.
    “Quella che nel linguaggio comune viene generalmente definita -attenzione-
    è in realtà un insieme di processi neuropsicologici diversificati…
    Tutti i processi connessi all’attenzione sono limitati a livello sia quantitativo
    che qualitativo (Lavadas, Berti, 2003). Infatti a livello quantitativo si riscon-
    trano limiti sia nel numero degli elementi a cui una persona può prestare at-
    tenzione simultaneamente sia nell’arco di tempo per il quale l’attenzione può
    essere protratta.
    I processi attentivi sono inoltre soggetti ad interferenze, che possono essere originate dalle mutevoli circostanze ambientali o da alcune caratteristiche neuropsicologiche umane (Anolli, Legrenzi, 2003)…
    Nei contesti di apprendimento formale, l’attenzione sostenuta può tuttavia essere stimolata attraverso: la novità dell’input, che fa leva sulla curiosità naturale dell’allievo verso un evento piacevole ed inatteso; l’intensità dell’input, ossia il carico emotivo ed il potenziale di coinvolgimento contenuto in un compito, che può indurre dall’esterno una persona ad interessarsi di un dato argomento; il coinvolgimento e l’interazione, in modo che l’allievo si senta più protagonista dell’evento comunicativo…”

    L’analisi continua ma ciò che mi pare evidente è che a livello neurobiologico i meccanismi di apprendimento sono stimoltati dalla possibilità di avere input diversificati (e in questo l’uso dei digital device otterrebbe un punto a favore!), ma allo stesso tempo c’è una limitazione fisiologica nelle capacità di prestare attenzione a più stimoli contemporaneamente (e qui la fruizione del sapere digitale dovrebbe essere costruita ad hoc sulla base di evidenze scientifiche).
    Scusami se ho focalizzato il problema su una specifica direzione, ma spero che anche questa diventi motivo di dibattito e di conseguenza ricerca!

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