Omeopatia: il simile cura il simile?

Dentini e omeopatia

Inserzione pubblicitaria di un preparato a base di cocaina per il male ai denti

Nel 1885 contro il mal di denti si giocava duro: cocaina

I rimedi omeopatici hanno fatto la loro ricomparsa nei primi anni di vita di mia figlia Emma, quando, disperati per l’irritabilità e il male alle gengive suoi e l’insonnia della sua mamma e mia, abbiamo pensato di provare le fialette di Camilia, un rimedio omeopatico complesso (cioè formato da più rimedi combinati tra di loro). La bambina succhiava le gocce del rimedio e dopo un po’ si rilassava, noi facevamo qualcosa per sentirci utili e soprattutto non dovevamo preoccuparci degli effetti collaterali.

A differenza della medicina “normale”, l’omeopatia si basa sul principio che il simile cura il simile: per curare un organismo malato è necessario somministrare una sostanza che provochi gli stessi sintomi della malattia se somministrato a un individuo sano. Per esemplificare, una sostanza che provoca la febbre se assunta da una persona sana, abbassa la temperatura di una persona febbricitante.

Nel caso delle goccine omeopatiche per il dolore alle gengive i rimedi presenti in concentrazioni “maggiori” sono la Belladonna e il Ferrum phosphoricum. La belladonna è una pianta medicinale (dalla quale si ricava l’atropina) che può causare, tra le altre cose, febbre, arrossamento della pelle e delle mucose, tachicardia e irrequietezza. Un’intossicazione acuta da belladonna può portare alla morte. La belladonna, però

agisce solo se la febbre insorge improvvisamente e con grande intensità dei sintomi fisici, la faccia è rossa e calda, le pupille dilatate, le mani e i piedi freddi, etc. Se invece somministriamo Belladonna ad un soggetto con febbre stabilmente alta e in assenza di segni fisici non avremo presumibilmente nessun effetto. Il paziente che presenta il secondo tipo di febbre, a cui il medico o il farmacista poco avveduto ha consigliato Belladonna, non avrà alcun beneficio e probabilmente dirà che l’omeopatia non funziona. […] L’omeopata avrebbe correttamente somministrato Ferrum Phosphoricum e il paziente molto probabilmente avrebbe avuto beneficio. [fonte non più disponibile, sito web non più online studiomedicogenna.it]

Fosfato di ferro (Ferrum phosphoricum per l'omeopatia)

Fosfato di ferro o Ferrum phosphoricum

Il Ferrum phosphoricum (cioè il fosfato di ferro) invece, ha un

effetto [che] si manifesta grazie alla presenza dello ione fosforo nell’individuo sano generando febbre poco elevata, tendenza a congestione ed emorragie localizzate. [fonte]

Si può quindi intuire che i due rimedi siano stati combinati per coprire entrambi i tipi di processo infiammatorio, uno più brusco, uno dall’insorgenza più graduale. Belladonna e Ferrum phosphoricum provocano stati infiammatori, quindi guariscono il dolore alle gengive. Il principio omeopatico della similitudine si applica a tutte le patologie, vediamo insieme un altro esempio.

Ustioni e omeopatia

A chi non capita ogni tanto di scottatarsi più o meno gravemente? Come abbiamo visto, per il principio di similitudine il rimedio più adeguato per favorire la guarigione di una piccola bruciatura o un’ustione è una sostanza (o un fenomeno fisico, perché no) che provochi la stessa malattia, ma in forma più grave, in modo da scalzare la malattia preesistente.

Subito dopo la bruciatura, per il trattamento dello stato acuto, su alcune pagine web si consiglia perciò di applicare sulla scottatura una garza molto calda, o addirittura di immergere una mano ustionata in una bacinella con acqua calda.

Può sembrare contrario al buon senso immergere una mano ustionata in una bacinella d’acqua bollente. Eppure, secondo l’omeopatia, il calore fornito alla parte scottata aiuta il corpo a ritrovare un equilibrio vitale modificato dall’ustione.

Urtica urens — Flora Batava — Volume v5

Urtica urens, ortica, rimedio omeopatico per le scottature

Anche i rimedi omeopatici consigliati per il decorso delle bruciature sono sostanze che provocano infiammazioni della pelle, come Urtica urens (ortica), Causticum (idrossido di sodio – cioè soda caustica – e disolfato di potassio) o Cantharis (cantaridina, una molecola irritante estratta da un coleottero). [fonte]

L’ortica provoca un eczema doloroso sulla cute, quindi simula e rimpiazza la lesione e il dolore di una ustione di primo grado, la soda caustica e la cantaridina provocano gravi bruciature quindi aiutano la remissione di ustioni più gravi.

Come nasce l’idea che il simile cura il simile?

Il principio similia similibus curantur si deve al medico tedesco Samuel Hahnemann (1753-1843), non a caso considerato il fondatore dell’omeopatia. In realtà Hahnemann aveva semplicemente ripreso un’idea molto antica, risalente almeno a Ippocrate. il medico greco, attento osservatore della natura, aveva postulato che le malattie si potessero curare attraverso il principio di similitudine o attraverso il suo opposto (contraria contrariis curantur). I due metodi non si escludevano a vicenda.

Hahnemann, anche grazie all’influsso delle teorie vitaliste di Paracelso e ad osservazioni compiute su sé stesso e su volontari sani, ritenne valida solo la prima strada.

Un’affezione dinamica più debole è permanentemente estinta nell’organismo vivente da un’affezione più forte, se questa, differendo per natura, è assai simile ad essa nelle sue manifestazioni. S. Hahnemann, Organon, § 26 [fonte]

Ci sono da notare due cose:

  1. Hahnemann introduce un metodo osservativo in un’epoca in cui ancora la faceva da padrona una medicina accademica, cioè basata sull’autorità degli insegnamenti degli antichi. E questo mi sembra un pregio.
  2. Hahnemann osserva che alcune sostanze possono provocare i più disparati sintomi in persone sane e ne deduce che queste stesse sostanze possano curare malattie che si manifestano con gli stessi sintomi. Quest’affermazione nasce da un’intuizione e prende le forme di un assioma da cui segue tutta la costruzione omeopatica.

L’assioma principale dell’omeopatia, oltre a essere falso o comunque non ancora dimostrato (ma sono passati appena 200 anni dalla sua introduzione) è fallace anche da un punto di vista logico. Ci troviamo infatti di fronte a un non sequitur, cioè al collegamento forzato (e basato su una semplice asserzione) tra una causa e un effetto: se il rimedio X provoca i sintomi della malattia Y, allora assumere il rimedio X curerà la malattia Y. Logico o no?

2 thoughts on “Omeopatia: il simile cura il simile?

  1. Mai avuto fiducia nell’omeopatia, sino a che l’ho usata su mia madre (Alzheimer) in un momento di disperazione, avevo un rimedio datomi da una ginecologa per ben altri disturbi (in quel preciso momento le avrei dato anche varechina) ed è successo un miracolo! Da allora l’ho studiata molto approfonditamente e SPERIMENTATA su di me e devo dire che sono stata stupida ad escluderla a priori. Mia madre sta bene (compatibilmente con i suoi danni cerebrali) non è più violenta, dorme (e mi fa dormire!) di notte e dice: a volte non mi ricordo le cose, ma sarà perché so’ vecia!

    1. Sarebbe interessante sapere come va ad un anno e più di distanza. E magari sapere anche se nel frattempo prende altri medicinali. La sperimentazione su sè stessi è il modo peggiore di valutare gli effetti, poichè si vuole che funzioni (o che non funzioni, a seconda dei casi), e ciò altera profondamente il risultato dell’osservaizone sperimentale.

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