Se l’acqua potesse ricordare

Continuiamo la nostra esplorazione del mondo omeopatico: abbiamo già parlato della prima legge dell’omepatia, il simile cura il simile, e abbiamo già sviscerato la seconda legge, quella delle diluizioni infinitesimali.

Come nasce l’idea che l’acqua abbia una memoria?

I rimedi omeopatici più potenti di 12 CH non contengono una singola particella di principio attivo. Ma questo non è un problema, almeno per gli omeopati. Infatti, per giustificare il funzionamento dell’omeopatia, è stato ipotizzato che l’acqua possa trattenere una memoria delle sostanze con cui viene in contatto. Questo è il terzo salto logico omeopatico, una congettura che considera a priori corrette le due leggi principali:

1. se io prendo una sostanza che provoca i sintomi di una malattia, allora guarirò da quella malattia;

affermazione falsa e non dimostrabile, ma comunque pericolosa, infatti:

2. il rimedio deve essere molto, ma molto, diluito per perdere la tossicità ma conservare le proprietà curative;

abbiamo però visto che nulla o quasi del principio attivo rimane nei rimedi omeopatici, quindi:

3. la tecnica omeopatica delle diluizioni con succussione libera un qualcosa (una forza o energia vitale) dal rimedio, che passa nel solvente, vi rimane e si potenzia.

Boom!

L’acqua è una sostanza straordinaria

L’acqua è una delle poche sostanze che possiamo osservare in contemporanea nei suoi tre stati fisici (il ghiaccio, l’acqua liquida, il vapore), è indispensabile alla vita, è economica e, se ben ci si pensa, è sempre la stessa acqua (più o meno) che gira e rigira sulla nostra Terra durante il processo chiamato ciclo idrogeologico.

Ciclo idrogeologico. Fonte Wikimedia commons

Ciclo idrogeologico. Fonte Wikimedia commons

Ecco un primo macroproblema che mette in discussione la plausibilità di una memoria dell’acqua: se l’acqua conserva memoria dei soluti con cui viene a contatto, com’è possibile che non conservi memoria di tutti i soluti che ha sciolto nel corso di milioni di anni?
Stiamo tutti bevendo rimedi omeopatici 1000 CH di Faecis dinosauria?

Dal macro al micro

Affermare che, a un livello macroscopico, l’acqua abbia una memoria è una sciocchezza e infatti la teoria omeopatica ha cercato di andare a scandagliare il microscopico, cioè la struttura delle molecole d’acqua e le interazioni che si creano tra le molecole d’acqua.

L’acqua è una molecola molto semplice, di cui tutti conosciamo la formula, H2O, e la composizione: 2 atomi di idrogeno e 1 atomo di ossigeno. Ora, l’ossigeno è molto più elettronegativo dell’idrogeno, cioè tende a richiamare verso di sé gli elettroni coinvolti nel legame tra le due specie chimiche. La molecola d’acqua quindi è una molecola polare, con due poli elettrici positivi sugli idrogeni e un polo elettrico negativo sull’ossigeno. Proprio la presenza contemporanea del segno positivo e di quello negativo sulla molecola permette di parlare di dipolo elettrico.

I legami a idrogeno

Legami a idrogeno tra molecole d'acqua

Legami a idrogeno tra molecole d’acqua

Queste cariche elettriche parziali permettono all’acqua di fare molte cose straordinarie: per esempio sciogliere efficacemente i sali o altre molecole polari.
La presenza di un dipolo elettrico permette inoltre all’acqua di creare moltissimi legami a idrogeno. I legami a idrogeno sono legami intermolecolari (cioè tra molecole, non tra gli atomi che compongono le molecole) che danno una certa configurazione geometrica alle particelle d’acqua.
Senza legami a idrogeno l’acqua sarebbe molto diversa da come la conosciamo, per esempio bollirebbe a temperature molto inferiori ai 100 °C e non potremmo cuocere la pasta.

Possiamo immaginare il momento in cui si inserisce un soluto (il nostro rimedio omeopatico, per esempio) dentro una provetta piena d’acqua: i legami a idrogeno di alcune molecole d’acqua si spezzano e si riformano intorno alla particella di soluto. Ciò crea una disposizione particolare, con le molecole d’acqua che orientano le proprie cariche elettriche in modo complementare alle cariche del soluto.

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Ma per fortuna l’acqua non ha memoria.

Secondo alcuni omeopati queste “forme” persistono anche dopo le infinite diluizioni di cui abbiamo già detto. Non solo, ma le “forme”, chiamiamole “formine” per la loro funzione, riuscirebbero addirittura, attraverso la succussione, a replicarsi e ad aumentare diluzione dopo diluizione.
Non c’è evidentemente nessuna giustificazione sperimentale di questa ipotesi, che si scontra invece con le osservazioni e con teorie consolidate (sulle quali si regge più o meno tutto l’impianto della fisica e della chimica moderne). Sembra banale ricordarlo, ma l’acqua è un liquido e, come tutti i liquidi, è caratterizzata dal costante movimento delle particelle che la compongono (le molecole “scorrono” le une sulle altre). I legami idrogeno si formano, si rompono e si formano nuovamente in un arco infinitesimale di tempo (parliamo di picosecondi, 10-12 secondi, cioè 0,000000000001 secondi) [per una disamina più approfondita e rigorosa].

C’è inoltre qualche altro problema di ordine generale, come la violazione del secondo principio della termodinamica. Il problema infatti è l’entropia, che come sappiamo anche solo per sentito dire, è una “cosa” che descrive il disordine a cui tende tutta la materia se non viene compiuto un lavoro per tenerla in ordine. La struttura “ordinata” delle molecole d’acqua che ricordano il rimedio è una forma che ha bisogno di energia per mantenersi, la pretesa degli omeopati è che si riproduca e si mantenga senza sforzo. In pratica, grazie all’omeopatia, abbiamo vinto anche il moto perpetuo.

Insomma, possiamo stare tranquilli e immaginare il fantastico viaggio dell’acqua, dalla nuvola al pozzo, fino al nostro bicchiere per diventare pipì, finire nelle fogne, essere depurata, tuffarsi nel mare ed evaporare per diventare di nuovo pioggia. Un viaggio bellissimo, ma del quale – per fortuna – non conserva memoria.

Un’ipotesi non necessaria e fantasiosa

Da dove nasce la credenza della memoria dell’acqua? È relativamente recente, infatti è solo nel 1988 che si comincia a parlare della possibilità che l’acqua conservi l’informazione dei soluti che le sono passati accanto. Nel 1988 infatti, lo stimato immunologo francese Jacques Benveniste inviò un articolo alla prestigiosa rivista «Nature» con il quale dichiarava di aver riscontrato effetti biologici su basofili umani utilizzando soluzioni ultradiluite di anticorpi anti-IgE (diluizioni superiori a 1060 e quindi sicuramente prive di qualunque principio attivo) [fonte]. Abbiamo appena visto che se l’acqua avesse una memoria bisognerebbe gettare alle ortiche più o meno tutto ciò che sappiamo del mondo fisico, quindi il direttore di «Nature», John Maddox, pubblicò l’articolo richiedendo però la ripetizione dell’esperimento su basi controllate.

Com’era lecito aspettarsi, gli esperimenti in doppio cieco (cioè in cui lo sperimentatore non sa se sta usando il principio attivo o un campione di controllo) diedero risultati negativi e fecero concludere a Maddox che:

there is no substantial basis for the claim that anti-IgE at high dilution (by factors as great as 10120) retains its biological effectiveness, and that the hypothesis that water can be imprinted with the memory of past solutes is as unnecessary as it is fanciful. [fonte]

Che però, nonostante le ripetute smentite ha continuato a essere portata a sostegno dell’omeopatia dai suoi sostenitori. Le ricerche più recenti di Benveniste andarono oltre e si spinsero a teorizzare la possibilità di digitalizzare il segnale delle molecole assenti dalla soluzione, trasmettere il segnale su una linea telefonica, decodificarlo e imprimere la memoria a una fiala di acqua pura [fonte]. Qualcosa di molto simile al teletrasporto.

2 thoughts on “Se l’acqua potesse ricordare

  1. lettura molto interessane. sono a letto con l’influenza e come al solito -come da trenta anni- mi curo con rimedi omeopatici. ieri sera mi è salito un febbrone, e ho iniziato a prendere Aconitum 30CH: un’ora di brividi da battere i denti, poi una notte piena di sudore e muchi e da stamane sono senza febbre, ancora un po debole e raffreddato ma -spero- in via di guarigione. un saluto cordiale. ps: ha dimenticato di ricordare un’altra stranezza dei rimedi omeopatici, NON SCADONO (tanto son palline di zucchero…) il che rappresenta un bel risparmio!

    1. Molto bene. In effetti le malattie da raffreddamento (virali) si risolvono spontaneamente da sole. Pensi che io di solito non prendo nessun farmaco.

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