Big Placebo: molti soldi per nulla?

I fatturati di Big Pharma…

Tutti conosciamo, penso, i fatturati miliardari di Big Pharma e le probabili e a volte provate corruttele che girano intorno a una montagna di denaro stimata intorno ai 1000 miliardi di dollari all’anno [fonte]. Sono parecchi soldi e non è un caso che Big Pharma sia spesso bersaglio delle inchieste giornalistiche e della magistratura e di molti dei recenti movimenti di presa di distanza (ultimamente da parte di medici e i genitori contrari alle vaccinazioni).

Big Pharma fattura circa 1000 miliardi di dollari all’anno

Per reazione, queste stesse persone guardano con simpatia alle medicine alternative, che qualcuno ha chiamato Big Placebo [fonte], e in particolare all’omeopatia, che tra tutte le medicine alternative è quella più diffusa. Curiosamente, chi si oppone a Big Pharma lo fa spesso perché è scandalizzato dai profitti di queste imprese e quindi si rivolge ad altre industrie, che ritiene più “pulite” e meno interessate al denaro. E di solito non si parla dell’aspetto economico del mondo delle medicine alternative, come se queste pratiche fossero mosse da autentico e disinteressato spirito umanitario e non, esattamente come Big Pharma, anche dalla ricerca del profitto.

… e quelli di Big Placebo

In realtà le medicine alternative/complementari generano un mercato di affari piuttosto sostanzioso, ma difficile da quantificare perché molte pratiche sfuggono alla contabilità (basti pensare ai guaritori che si fanno pagare con “offerte libere”); inoltre non è del tutto pacifico capire che cosa mettere nel calderone di Big Placebo.
Tuttavia, adottando un approccio prudente, naturopatia, omeopatia, chiropratica ecc. fatturano circa 34 miliardi di dollari all’anno, secondo quanto sostiene Paul Offit, direttore del reparto malattie infettive dell’Ospedale Pediatrico di Philadelphia e autore del libro Do You Believe in Magic? [fonte]

Secondo Paul Offit, Big Placebo fattura 34 miliardi di dollari ogni anno

Le sole industrie che producono farmaci omeopatici, di cui mi occupo un po’ più nel dettaglio in questo post, viaggiano dentro un mercato globale valutato in quasi 4 miliardi di dollari nel 2015, con una previsione di crescita che secondo alcuni analisti lascia intravvedere un fatturato di circa 17 miliardi di dollari nel 2024 [fonte].

Igor domanda a Frankenstein jr qual è la differenza tra Big Pharma e Big Placebo

Anche Big Placebo ha le proprie lobbies

Come Big Pharma, anche Big Placebo non è immune dall’attività di lobbying sui governi e sui parlamenti. Per chi non lo sapesse, una lobby è un gruppo organizzato di persone, associazioni o imprese che cercano di esercitare pressioni sul potere politico per vedere riconosciuti i propri interessi.

Il lobbying in ambito sanitario può avere effetti anche molto spiacevoli ed esistono numerosi studi che mettono in luce diversi casi di disease mongering (in italiano “mercificazione della malattia“), espressione utilizzata per indicare presunte strategie di marketing che spingono pratiche mediche non strettamente necessarie (se non infondate), allo scopo di trarre un guadagno dalle stesse. L’argomento è molto interessante e, nel caso non lo conosceste affatto, potete farvene un’idea leggendo la pagina di Wikipedia [disease mongering] e poi approfondire sulla raccolta di articoli pubblicati da PLoS [qui].
PLos (Public Library of Science) cura la pubblicazione di sette riviste scientifiche caratterizzate da revisione paritaria e contenuto aperto e non raccoglie sponsorizzazioni e pubblicità da parte di industrie farmaceutiche.

Il disease mongering indica le strategie di marketing che spingono pratiche mediche non necessarie o infondate per trarre guadagno dalle stesse

Negli USA, dove il lobbying è esplicito e regolamentato, esiste, per esempio, l’Integrative Health Policy Consortium (IHPC) che si è recentemente distinto per le efficaci pressioni volte a garantire l’inclusione delle terapie complementari nell’Affordable Care Act (Obamacare) [fonte].
In Europa, dove le lobbies agiscono in modo particolare sulle decisioni della Commissione Europea, la lobby omeopatica si è fatta sentire in diverse occasioni e con pretese simili a quelle dei colleghi americani. In particolare la pressione è rivolta al riconoscimento delle terapie alternative all’interno dei servizi sanitari nazionali, per fare in modo che gli Stati paghino per pratiche non basate sul metodo scientifico [fonte].

Il nostro sogno è produrre farmaci per lepersone sane. Questo ci permetterebbe di vendere a chiunque. Henry Gadsen, Merck

La ricerca scientifica pagata da Big Placebo

Pratica comune, tutte le industrie farmaceutiche finanziano lavori di ricerca. Se ci si pensa è abbastanza normale che un’azienda finanzi le ricerche che possano aiutarla a sviluppare nuove e più efficaci terapie e quindi a guadagnare più denaro (questo sistema economico si chiama “capitalismo”). Proprio per questo, quando un ricercatore pubblica un paper, gli viene richiesto di segnalare eventuali conflitti di interesse in una sezione chiamata Conflict of interest statement.

Big Placebo non nasconde i finanziamenti alla ricerca (e perché dovrebbe?) e anzi ne va giustamente piuttosto fiera. L’azienda francese leader dell’omeopatia Boiron, per esempio, ci informa sul suo sito che “da oltre ottant’anni è impegnata nel finanziare la ricerca scientifica e l’educazione del pubblico e dei professionisti sanitari sui farmaci omeopatici” [fonte]. Nel paragrafo dedicato a Boiron potrete leggere quanto questo sia vero. Oppure quanto non lo sia, il giudizio lo lascio a te che mi leggi.

Se, per esempio, cerchiamo su PubMed in quali paper è segnalata Boiron nel Conflict of interest statement, otteniamo il paper di Paolo Bellavite et. al Arnica montana Stimulates Extracellular Matrix Gene Expression in a Macrophage Cell Line Differentiated to Wound-Healing Phenotype [fonte].

Screenshot da PubMed: Arnica montana Stimulates Extracellular Matrix Gene Expression in a Macrophage Cell Line Differentiated to Wound-Healing Phenotype

A cui segue correttamente la segnalazione dell’eventuale conflitto di interessi:Screenshot da PubMed: Arnica montana Stimulates Extracellular Matrix Gene Expression in a Macrophage Cell Line Differentiated to Wound-Healing Phenotype

Altre volte l’azienda decide di “usare” i propri ricercatori per condurre un esperimento o uno studio e anche questo dato è esplicito. Se cerchiamo nuovamente Boiron nel campo Affiliation su PubMed otteniamo 32 risultati.

Mi è saltato all’occhio uno studio in doppio cieco sul trattamento omeopatico dell’otite media effusiva [fonte]. La ricerca conclude che l’omeopatia non serve nel trattamento di questa patologia. Uno dei ricercatori è associato alla Boiron, segno che non per forza essere pagato da un’azienda porta a conclusioni compiacenti con il tuo datore di lavoro. Questo insegna che ovviamente bisogna fare attenzione a chi finanzia una ricerca, perché il rischio di disease mongering è sempre dietro l’angolo, ma questo dato è solo un campanello d’allarme e non la dimostrazione della malafede del ricercatore e/o dell’azienda.

Screenshot da PubMed: Hospital clinical trial: Homeopathy (Agraphis nutans 5CH, Thuya occidentalis 5CH, Kalium muriaticum 9CH and Arsenicum iodatum 9CH) as adjuvant, in children with otitis media with effusion.

Big Placebo in Italia

In Italia la vendita di “farmaci” omeopatici ha fruttato nel 2016 circa 285 milioni di euro

Omeoimprese, l’associazione che rappresenta 18 aziende italiane ed estere che producono medicinali omeopatici e antroposofici [che cosa sono i medicinali antroposofici], ha definito il 2016 annus horribilis per l’omeopatia, perché ha segnato una perdita del 5% sul 2015, anno in cui il fatturato del settore era arrivato a 300 milioni di euro [fonte].

Dove non ho indicato diversamente, i dati economici e sociali sono tratti dalle relazioni di bilancio più recenti pubblicate da Boiron e Guna, citate al fondo del post.

Tra le altre, fanno parte di Omeoimprese le italiane Guna (che nel 2016 ha fatturato più di 63 milioni di euro) IMO (quasi 14 milioni di euro nel 2015 [fonte]), Loacker Remedia (nel 2015 ha fatturato quasi 17 milioni di euro [fonte]) e la multinazionale Weleda (che però produce “farmaci” antroposofici e per due terzi il suo giro d’affari è legato a cosmetici). Non fa invece parte di Omeoimprese Boiron, che da sola fattura quasi 50 milioni di euro nel nostro Paese.

Dopo il grafico trovate un’analisi dei dati di Boiron, che è probabilmente l’azienda più rappresentativa nel panorama omeopatico, e una sintesi su Guna, che è leader di mercato in Italia.

Boiron: il volto dolce dell’omeopatia

L’impero omeopatico della famiglia Boiron affonda le proprie radici nella Francia dei primi anni Trenta del Novecento. Da allora, l’azienda è cresciuta in modo esponenziale, ma il controllo è sempre rimasto stretto nelle mani della famille Boiron.

Nel 2016 Boiron ha venduto “farmaci” omeopatici per 614 milioni di euro

La maggior parte del fatturato proviene dalla Francia, ma Boiron è presente in tutta Europa, in Canada e negli USA, in Brasile e in diversi altri Paesi con quote di mercato molto più ridotte.

Per vendere 614 milioni di euro di “farmaci” omeopatici Boiron spende:

  • 259 milioni per produzione, preparazione e distribuzione (lavoratori e materie prime)
  • 141 milioni per il marketing (1085 addetti)
  • 4 milioni per la ricerca (19 ricercatori)
  • 86 milioni in altri costi (amministrazione ecc.)

Ho provato a visualizzare graficamente l’impatto della ricerca sul bilancio di Boiron e di metterlo a confronto con le spese legate al marketing e ho fatto la stessa cosa con il personale. Ho trovato interessante anche mostrare le principali materie utilizzate da Boiron per produrre la sua merce. Ecco il risultato.

I dati rendono evidenti due cose circa gli investimenti della Boiron in marketing e ricerca:

  1. Il rapporto tra il denaro speso in marketing e quello speso in ricerca è 141 a 4. Cioè per ogni euro speso in marketing la Boiron spende 0,028 euro in ricerca.
    Possiamo confrontare questo dato con quelli dei cattivi di Big Pharma: Roche, la più “virtuosa”, nel 2013 spendeva 9,3 miliardi di dollari in ricerca e 9,0 miliardi di dollari in marketing (Roche è fortemente orientata alla ricerca in campo biotecnologico); Johnson & Johnson, nello stesso anno, spendeva 17,5 miliardi di dollari in marketing e 8,2 miliardi di dollari in ricerca (tuttavia questa multinazionale vende molti prodotti diversi da farmaci, per esempio cosmetici, prodotti per l’igiene, lenti a contatto, assorbenti…).
    Il rapporto marketing/ricerca, nel caso di aziende che producono farmaci veri, varia quindi da 1 : 1 di Roche fino al massimo di 2 : 1 per Johnson & Johnson [fonte].
  2. Boiron impiega 19 ricercatori. Diciannove. E impiega 1085 addetti al marketing. Milleottantacinque. Il rapporto è 1 ricercatore ogni 57 addetti al marketing. Evidentemente è il marketing che svolge gran parte della già citata attività di “educazione del pubblico e dei professionisti sanitari sui farmaci omeopatici”.

Per chiudere, mi sembra interessante che le principali materie prime che Boiron utilizza siano saccarosio, etanolo e lattosio. L’acqua curiosamente non è citata tra le materie prime, ma in un’altra sezione del documento di sintesi viene riportato un consumo idrico, nel 2016, di oltre 81 000 metri cubi.

Christian Boiron è molto felice

Christian Boiron, classe 1947 e laureato in Farmacia, è il direttore generale e il volto pubblico dell’azienda francese. Dal 1989 al 1992 è stato vicesindaco di Lione e attualmente è membro del Consiglio d’Amministrazione della facoltà di Medicina di Lione di cui è anche docente. Nel tempo libero appare spesso in televisione, concede interviste e scrive libri. L’ultima fatica letteraria di Christian Boiron si intitola Siamo tutti fatti per essere felici.
Lascio all’autore la presentazione, il testo continua dopo il video.

E in effetti Christian Boiron ha molti motivi per essere felice. Nel 2016 l’azienda di famiglia ha chiuso con un utile netto di quasi 78 milioni di euro. La sua retribuzione come direttore generale è stata di circa 850 000 euro. La felicissima famiglia Boiron controlla inoltre, direttamente o indirettamente, il 62,65% delle azioni della società. Questo ha significato un introito in dividendi per quasi 20 milioni di euro nel giugno del 2017.

Ciò che maggiormente apprezzo dei Boiron è la loro innegabile capacità imprenditoriale accompagnata da un sano pragmatismo. Christian Boiron, che è milionario perché possiede e dirige una gigantesca industria di “farmaci” omeopatici, quando sta male infatti ricorre alla medicina basata sulle evidenze, cioè ai farmaci veri [fonte]. Business is business.

Guna: l’omeogigante italiano

“Nata nel 1983, GUNA S.p.a. è la più importante azienda italiana nel settore della produzione e distribuzione di farmaci omeopatici, con una quota di mercato del 25%” [fonte].

Guna ha fatturato nel 2016 più di 63 milioni di euro

Guna produce “farmaci” omeopatici, fiori di Bach [che cosa sono i fiori di Bach], integratori e cosmetici avvalendosi della collaborazione di circa 250 addetti. Di questi, 98 sono informatori scientifici del farmaco e 30 consulenti tecnico-commerciali per le farmacie. Nei documenti che ho consultato non c’è una suddivisione degli addetti così accurata come nel caso di Boiron, quindi non sono riuscito a capire quanti ricercatori siano in forza all’azienda.

In ogni caso, Guna ci dice che: “Le attività collaterali alla produzione e commercializzazione di farmaci si articolano in un intenso programma di aggiornamento culturale per medici in tutte le città italiane, finalizzato alla diffusione della medicina biologica, destinando un cospicuo budget alla ricerca e allo sviluppo e sostenendo associazioni che operano a favore della formazione dei medici e dei farmacisti”. [fonte]. Nella stessa pagina si può consultare una lista dei paper scientifici pubblicati o in via di pubblicazione.

Di sicuro so che anche Guna, come Boiron con l’Oscilloc*****, ha una “farmaco” omeopatico che dovrebbe prevenire e alleviare i sintomi influenzali, l’Omeogrip**. Anche in questo caso, purtroppo, si tratta sostanzialmente di globuli di zucchero.

Più interessante è un prodotto non disponibile in Italia (ma forse lo sarà con le nuove regole per la registrazione dei “farmaci” omeopatici) che si chiama Guna Awareness che è indicato “per il trattamento complementare dell’Autismo e delle diverse forme di spettro Autistico”. Questo “farmaco” è “basato sulle più recenti acquisizioni nel campo della Biologia Molecolare […] è stato concepito per agire su tutte le diverse concause, ad oggi conosciute, dello spettro autistico. Il medicinale è l’espressione di un nuovo concetto farmacologico: la low dose fisiologica. I ricercatori italiani hanno infatti scoperto che precise, basse concentrazioni di talune sostanze, come gli ormoni o i neuropeptidi o i fattori di crescita, preparate secondo una innovativa tecnologia farmaceutica, denominata SKA (Sequential Kinetic Activation), sono in grado di ripristinare le normali funzioni fisiologiche da esse guidate” [fonte].

Ora, io non so se veramente Guna abbia prodotto un “farmaco” omeopatico che “cura” l’autismo combinando ingredienti diluiti migliaia o miliardi di volte (e tra gli ingredienti ci sono veleno di rospo, cervello di maiale, ossitocina, ferro, rame, oro). Certo se fosse vera, una tale scoperta varrebbe il Nobel ai ricercatori e una montagna di denaro all’azienda.

Da Guna arriva inoltre Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese e autore del libro Elogio della omeopatia, che suscitò diverse polemiche perché preceduto da una prefazione del ministro della Salute Beatrice Lorenzin [fonte].

Dettaglio della copertina di Elogio della omeopatia, di Giovanni Gorga

 

Fonti e ulteriori consigli di lettura

  • Scrivendo questo post ho incrociato (purtroppo molto tardi) il post di Lip of Faith che ha avuto più o meno la stessa mia idea nel 2011. Spero di avere fornito numeri più freschi e quindi di aver aggiornato il suo bel lavoro che trovato [qui].
  • Nel 2010 su La Repubblica è stato pubblicato l’articolo Omeopatia: ora è un affare miliardario. Un po’ datato ma si può leggere [qui].
  • Nel 2011 la trasmissione “a difesa dei consumatori” Marketplace della Canadian Broadcasting Corporation ha mandato in onda un’inchiesta sull’omeopatia. Si trova un po’ di tutto: le analisi sui rimedi omeopatici che non contengono nulla, la tentata overdose omeopatica (tutti sopravvissuti), omeopati che offrono vaccini omeopatici invece di quelli veri, omeopati che curano il cancro con lo zucchero. Dura una ventina di minuti ed è in inglese, ma vale la pena guardarlo [qui].
  • I dati economici di Boiron si possono consultare [qui].
  • I dati economici di Guna si possono consultare [qui].
  • Nel 2015 un pediatra, il dottor Raffaele Troiano, ha scritto un testo intitolato Vaccinazioni: lettera di un pediatra ad un medico antivaccinista [qui]. Lasciate perdere la parte specifica sui vaccini, se volete, e leggete i punti 8 e 9 che spiegano in modo semplice molte delle cose che ho scritto in questo post.
  • Un altro testo da leggere assolutamente se si vuole allargare lo sguardo sui problemi della medicina è un lungo e dettagliato e scritto molto bene articolo di Alessandro Ruocco, giovane dottore in Medicina. L’articolo, che si intitola La medicina ammalata, spazia “dai problemi economici all’overtreatment, fino alle mode anti-vaccino e alla pseudoscienza“. Lo trovate [qui].
  • Ho citato Roche come esempio “virtuoso” perché spende più in ricerca che in marketing. Ciò non esclude che Roche abbia avuto comportamenti discutibili, come l’eclatante caso del farmaco antinfluenzale Tamiflu dalla molto dubbia efficacia a fronte di un costo molto alto. Per approfondire leggi il blog di MedBunker [qui].

Regole per commentare

Chi volesse commentare questo post dovrà seguire 3 semplici regole:

  1. Intervenire a tema: qui si parla del business legato alle medicine alternative, non dell’efficacia di questa o quella pseudoscienza. Se volete raccontare di quanto sia efficace l’omeopatia per voi o per il vostro gatto fatelo pure in un altro posto.
  2. Intervenire con educazione: non si accettano attacchi personali o insulti né a me né ad altre persone.
  3. Intervenire argomentando le proprie posizioni e preferibilmente tralasciando video su youtube.

Se queste regole non ti dovessero piacere non perdere tempo a scrivere commenti che cestinerò immantinente, grazie.

8 thoughts on “Big Placebo: molti soldi per nulla?

  1. Articolo interessante con numeri interessanti, grazie.
    Però vorrei far presente che le voci relative alla ricerca, inerenti le aree:
    -studi di tossicità
    -sperimentazione di nuovi farmaci ( multifasica)
    -studi di sviluppo nuove molecole
    riguardano solamente “Big Pharma”.
    La ricerca in omeopatia si occupa di:
    -studi degli effetti sui sistemi biologici ( colture cellulari)
    -studi clinici su animali, piante, umani,in relazione a patologie specifiche
    -studi su potenziali meccanismi di azione.
    Inoltre, mentre la ricerca per “Big Pharma” è un investimento diretto che porta a trovare nuove molecole e a poterle immettere sul mercato, la ricerca in omeopatia è “in perdita”, avendo come sola funzione quella di puntellarne eventualmente la credibilità…come si vede, non sembra nemmeno essere un buon investimento…
    Mi sembra giusto precisare che i dati sul rapporto spesa per marketing /spesa per la ricerca, proposti per una comparazione bruta nell’articolo, in realtà comparano realtà molto diverse, non solo sul piano quantitativo, ma anche sul piano delle necessità aziendali.

    1. Grazie, precisazione necessaria che cercherò di inserire nel post.
      Tuttavia mi chiedo se valga sempre… Per esempio il supposto rimedio di Guna per l’autismo non è esattamente parte del canone hannemanniano.
      Secondo me sarebbe di gran giovamento se i rimedi omeopatici seguissero lo stesso iter di tutti i farmaci: è innocuo? funziona?

      1. Come scrive, sono aziende e puntano a ottenere un profitto, le une e le altre…
        con i mezzi di cui dispongono, forzando i “canoni di riferimento”, le une e le altre.
        Rispetto alla sua opinione, in realtà i rimedi omeopatici non hanno necessità di provare la loro innocuità : in forza della stessa ragione per cui sono “acqua fresca”, e l’acqua fresca nulla deve provare…altrimenti ci troveremmo in una curiosa “forchetta logica”.
        L’omeopatia deve semmai provare di funzionare ed infatti la ricerca in omeopatia come scrivevo, a quello punta.
        Faccio anche presente che la risposta alla domanda : “funziona?” per un farmaco in generale , è tutt’altro che banale da ottenere.
        Nel caso del farmaco convenzionale il risultato di uno studio clinico negativo si limita però alla valutazione del suo uso in quella specifica patologia, nel caso del rimedio omeopatico toglie valore in assoluto a quel rimedio e spesso alla intera omeopatia.
        Questa asimmetria è comunque da accettare, visto che il farmaco si basa su un paradigma accettato e il rimedio no…tuttavia se i criteri iper-rigorosi richiesti su questo terreno alla ricerca in omeopatia ( che poi viene comunque ignorata anche quando riesce a rispettarli…) venissero richiesti anche alla ricerca sui farmaci convenzionali, se ne vedrebbero delle belle… e mi permetto di segnalarle, qualora non lo conoscesse, un testo per nulla “amico” dell’omeopatia, ma neanche corrivo con le “dimostrazioni di efficacia” troppo generosamente riconosciute ai farmaci di “Big Pharma”. ” Effetti collaterali, B. Goldacre, Mondadori”

  2. Buonasera. Sono finito su questo Blog d aun link Facebook di Farmaciesenzaomeopatia. Letto prima l’intervento su Facebook e dopo qui sul Blog ho un dubbio: i dati indicano i fatturati effettivi delle varie aziende “tutto compreso” o solo il fatturato del comparto omeopatico? Guna ha incrementato le vendite soprattutto grazie agli integratori. Loacker nel suo listino ha molti integratori e persino qualche farmaco da banco regolarmente registrato. Boiron poi non ne parliamo: registra pure i fitoterapici come omeopatici. Weleda produce soprattutto cosmetici e prodotti di bellezza. Togliessimo tutte queste voci dimezzeremmo i fatturati delle varie aziende (se quelli indicati sono i fatturati effettivi globali). Ho postato la stessa domanda su Facebook. Cordiali Saluti.

    1. Ciao Dario,
      grazie per la domanda. Per quanto sono riuscito a capire leggendo i documenti disponibili, posso risponderti in questo modo:
      – Il dato nazionale di 285 milioni di euro è quanto dichiarato da Omeoimprese;
      – il dato di Guna è spurio, perché comprende tutta la produzione che al 75% è di rimedi omeopatici, un valore < del 5% sono fiori di Bach, il restante sono integratori e altri prodotti; - Boiron non differenzia nel proprio documento i prodotti, ma anche i prodotti non omeopatici, come Arnigel e Stodal (vendutissimi) sono brandizzati come omeopatici (forse come strategia di marketing); - di Loacker ho solo a disposizione l'indicatore sintetico riportato nel link; - di Weleda non ho riportato dati economici perché non sono riuscito a estrapolarli sul mercato italiano (ma per 2/3 è orientata alla vendita di cosmetici). Appena riesco cercherò di precisare nel post, soprattutto nel grafico che potrebbe avere un titolo più generico, tipo "fatturato delle imprese omeopatiche". Grazie ancora per il commento pertinentissimo.

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